Ad ognuno il suo “CANTUCCIO”

I Cantucci o Biscotti di Prato, sono una dei maggiori vanti della cucina Toscana.
Un tipico dessert da accompagnare solitamente al Vin Santo, vino liquoroso tipico del territorio.
Dal 2015 è diventato prodotto IGP.

L’ Accademia della crusca nel 1691 ne diede tale definizione: “Biscotto a fette, di fior di farina, con zucchero e chiara d’uovo.”
La prima ricetta documentata, fu presentata nell’archivio storico di Prato tramite un manoscritto di Amadio Baldanzi nel XVIII secolo.
Nel XIX secolo, Antonio Mattei pasticcere di Prato, mise appunto una ricetta diventata poi classica, con la quale ricevette numerosi premi sia in Italia che all’estero.
La Bottega di Mattonella, nome popolare del biscottificio, esiste ancora oggi nel centro storico di Prato, ed è considerata la depositaria della tradizione dei Cantucci.
I biscotti si ottengono tagliando in diagonale dei filoni di impasto dopo la loro cottura, la sua superficie d’orata, contiene all’interno dell’impasto, solitamente mandorle intere sgusciate, ma non pelate.
Il loro nome deriva da “canto” cioè angolo, o da “cantellus” in latino, pezzo di fetta di pane.
L’impasto è composto da farina, zucchero, burro, uova e mandorle, ma si possono sostituire certi ingredienti alleggerendo un po l’impasto, utilizzando al posto dello zucchero il miele e al posto del burro dell’olio di oliva.

Oggi ho deciso di proporvi una variante alla versione classica; ho sostituito le mandorle con dell’uva passa nell’impasto, per rendere il biscotto più morbido e dolce.

Nel vocabolario italiano, la parola “Cantuccio” significa angolo interno e riposto, riparato ( di una stanza, un mobile, un cassetto, ecc.).
Ed è anche quell’angolo dove potersi riparare o nascondere, dove sentirsi protetti e al sicuro.
Un biscotto fatto di ingredienti semplici, ma di grande valore.
Forte all’esterno, ma capace di accogliere al suo interno una varietà di ingredienti che lo arricchiscono, (mandorle, cioccolato, uva passa, pistacchio, ecc.).
Raggiunge la sua massima morbidezza quando viene inzuppato in un vino dolce e liquoroso, un vino da meditazione che è in grado di esaltarne le sue potenzialità.
E’ un biscotto da amare, confortevole, su cui puoi sempre contare, versatile, eclettico, utilizzabile in molte preparazioni sia dolci che salate.

IO ho trovato il mio “Cantuccio” tra le braccia di un uomo che ha molte cose in comune con questo biscotto.

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Gnocchi di Zucca e Patate

Eccomi tornare dopo una lunga assenza a scrivere nuovamente sul blog e a condividere con Voi le mie ricette.
Oggi qui i Toscana fa decisamente freddo e sui monti vicini c’è una fitta neve.
Questa mattina giornata di pulizie e scendendo in cantina per controllare la dispensa, li sola soletta, riposta su uno scaffale, c’era lei … la zucca mantovana.
Ultima rimasta del raccolto autunnale e pronta ad essere trasformata in un primo piatto decisamente della Domenica.

Viste le sue dimensioni non eccessive ho deciso di unirla a delle patate e di realizzare per la mia famiglia, degli gnocchi di zucca e patate.

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Confettura di Giuggiole

Sciogliersi in brodo di giuggiole!

Quante volte avrete sentito o addirittura pronunciato questa frase, derivante dal famoso liquore conosciuto come brodo di giuggiole.
Questo succo è infatti talmente pieno e dolce da aver dato origine al modo di dire che tutti conosciamo “sciogliersi in brodo di giuggiole”, ovvero essere in una situazione di piacere e gioia, una specie di pace dei sensi!
Le giuggiole sono una bontà tipica autunnale, un frutto molto zuccherino che si presta perfettamente alla realizzazione di una CONFETTURA.
La confettura di giuggiole è un composto spalmabile molto melato e gustoso, adatto per la prima colazione, ideale per farcire crostate e altri dolci secchi.
Si abbina perfettamente anche a formaggi freschi o poco stagionati. Continue reading “Confettura di Giuggiole”

Vellutata di Melanzane di Rotonda

Bentornato Autunno!
la natura inizia ad imbiondire, le mattine si fanno umide e i pomeriggi pigri, i passi hanno il rumore delle foglie cadute e delle prime piogge.
Nostalgico e odoroso l’autunno, la stagione per me più dolce dell’anno, con la sua mitezza lentamente ci congeda dall’estate, offrendoci nuovi frutti da cucinare adagio.
A mio avviso ogni cambio di stagione che si rispetti deve essere festeggiato anche a tavola e per dare il benvenuto a questo nuovo autunno ho pensato di preparare qualcosa che ne rispecchiasse le sfumature cucinando un piatto con la Melanzana di Rotonda, particolare nella sua forma e colore, nel suo sapore leggermente piccante, al suo interno una polpa carnosa con un profumo intenso e fruttato che ha sentori di fico d’india.
Prodotto Slow Food che ha ottenuto la D.O.P. e che questa sera fa da padrona nella mia cucina sotto forma di una calda e avvolgente Vellutata.

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Pane Integrale

“I due odori più buoni e più santi sono quelli del pane caldo e della terra bagnata dalla pioggia.”
[Ardengo Soffici]

Oggi riparto proprio da questi odori per ricominciare a scrivere sul Blog, il pane è stato uno dei miei primi amori in cucina e il primo amore si sa … NON SI SCORDA MAI!

Approfittando di una giornata piovosa e dei primi segni di un autunno quasi alle porte, ho pensato di preparare un pane che si presta molto a questa stagione, una farina 100% integrale, macinata ancora a pietra, in un vecchio mulino della mia vallata.
dopo il caldo incessante di questi mesi estivi che mi ha portato a rallentare molto la panificazione, la mia cucina riprende vita con il profumo inconfondibile del pane, il mio cuore magicamente si rasserena, trova pace e tutto torna ai suoi ritmi, lenti, pazienti, di chi sa aspettare.

Spesso mi viene chiesto un pane semplice, magari con lievito di birra perché non tutti hanno del lievito madre, ma sopratutto che non sia da impastare mille volte e che non abbia tante “pieghe”, le temute pieghe del pane che mi fanno sorridere quando mi scrivete.
Ecco, cari i miei lettori, il pane più semplice del mondo senza pieghe, un pane che … si stira da solo!

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Crema di zucchine e basilico con gamberi e burrata

Siamo a metà Luglio e il mio orto pullula di zucchine, dopo averle grigliate, fatte ripiene, messe sottolio ecc.. ecc…, ho deciso di farne un primo piatto un po insolito, decisamente accattivante e dai sapori estivi.
Una crema da servire anche fredda, che potete preparare con largo anticipo, magari la mattina, per poi gustarla tranquillamente la sera a cena.
I miei commensali hanno gradito molto e mio figlio in questo modo ha mangiato le zucchine chiedendo addirittura il bis!
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Carciofi alla napoletana

Il Carciofo è un fiore da regalare sempre!
Il carciofo non è un frutto, ne un tubero, ne tantomeno una radice, ma un fiore ancora in boccio della famiglia delle composite.
La pianta del carciofo è sensibile al freddo e viene coltivata nel bacino del mediterraneo.
Se lo si lascia crescere senza reciderlo prima per scopi culinari, il carciofo diventa un grosso fiore dal colore violaceo.
Ciò che distingue i diversi tipi di carciofo sono le spine che possono essere presenti o meno e il colore che può essere verde tendente al grigio o violetto.
Fu importato dall’oriente in Sicilia, poi in Francia ed in fine in Inghilterra.
L’intrinseco gusto amarognolo e leggermente aspro lo rende una verdura decisamente particolare ed unica.
Già gli antichi Egizi e i Romani ne apprezzavano le qualità e lo consideravano un cibo particolarmente pregiato.
Nel rinascimento era diventato il cibo dei nobili.
Caterina de’Medici che ne era particolarmente ghiotta, ne introdusse la coltivazione alla corte del Re di Francia: Luigi XIV ne andava letteralmente pazzo.
Nella prima metà dell’ 800 il carciofo inizia ad essere diffuso e quindi anche molto apprezzato dai ceti popolari.
Pellegrino Artusi riporta innumerevoli ricette con i carciofi: Fritti, con la mentuccia, ripieni all’Artusi, pasticcio con piselli, ripieni di carne, omelette ed in salsa.
L’Italia ne detiene il primato di produzione con oltre 474mila tonnellate l’anno.
Il carciofo contiene principalmente la cinarina sostanza che stimola la produzione di bile e ne facilità il suo deflusso verso l’intestino.
Ricco di acido folico e di fibre, ha effetti diuretici e depurativi.
Una volta cotto deve essere consumato in breve tempo, altrimenti crudo può essere conservato in frigo fino a 10 giorni.

Oggi vi propongo una delle mie versioni preferite  … Carciofi alla napoletana ovvero: E mammarelle ‘mbuttunate!

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Pasta Choux #bignè

Ricetta base della pasticceria che consente di preparare: bignè, èclairs, zeppole, paris brest, ecc… è un impasto dal gusto neutro che ben si presta per preparazioni sia dolci che salate.
Quando ero triste mia nonna metteva sul fuoco un pentolino, tirava fuori la sua saccapoche e iniziava a montare la panna, in quel preciso momento sapevo che da li a poco avrei mangiato uno dei miei dolci preferiti, non importava che forma avrebbe avuto la pasta Choux, bastava che fosse riempita di panna montata e in fine cosparsa di zucchero a velo.
Oggi ho bisogno di quel conforto e ho deciso di condividere con Voi la ricetta di mia nonna.
Potete dare al vostro impasto la forma che più desiderate e farcirlo con il ripieno che più vi piace a seconda dei gusti o delle necessità.

Io ho realizzato sia dei bignè che una paris brest.

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Cianfotta Napoletana

Si può considerare un ratatouille ante litteram ed è un mix di verdure che vengono cotte tutte insieme come per uno stufato.
Viene chiamata appunto Cianfotta che significa miscuglio.
E’ un contorno tipico napoletano, ma si può trovare molto simile o addirittura uguale in tutte le zone d’Italia, cambia soltanto il nome.
Un piatto semplice e veloce, ma estremamente gustoso, perfetta in abbinamento a piatti di carne leggeri o come secondo piatto per chi segue un regime alimentare vegetariano o vegano.
La versione che vi propongo oggi prevede l’aggiunta di peperoncino e se ne completa la cottura con un rapido passaggio in forno.

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