Latti da Mangiare 4.0: Polpette testa di Leone e Pere al vapore

Eccomi alla mia prima partecipazione al comtest “Latti da Magiare 4.0” giunto alla sua quarta edizione ed indetto dalla storica Fattoria IL PALAGIACCIO, sita a Scarperia, tra le splendide colline del Mugello in Toscana.
Il caseificio artigianale utilizza materie prime a filiera corta per realizzare prodotti agricoli di punta, principalmente eccellenze casearie (ma non solo) alle quali quest’anno si aggiunge il Tonno di Firenze.
Con i prodotti inviatici: Blu Mugello, Fior di Mugello, Gran Mugello Ubaldino e il Tonno di Firenze (prodotto a base di manzo), ogni foodblogger selezionato, doveva realizzare un menù di due portate: salato e dolce, lasciandosi ispirare dalle tradizioni Orientali/Fusion o American.
Ecco Il mio menù fusion orientale per il contest “Latti da mangiare 4.0”, ispirato alla cucina Cinese.

IL CIBO E’ IN OGNI SUA FORMA UN ESPESSIONE CULTURALE.

Adoro la cucina cinese fatta di tecniche di cottura veloci e leggere, apprezzata sopratutto da chi vuole mangiare sano e ha poco tempo.
Nei primi anni ’80 il livello generale della cucina cinese era decisamente deludente a causa di una scarsa attenzione per la qualità, ma il popolo cinese non smetterà mai di stupirmi e rapidamente è riuscito a riscattarsi, grazie ad una classe media in crescita che chiedeva a gran voce eccellenza e qualità.
Tutto questo in solo trent’anni.
Da allora la cucina cinese ha compiuto un viaggio straordinario, un mondo di sapori, profumi e aromi completamente nuovo, con ingredienti che rendono le pietanze davvero inresistibili.
Ho quindi cercato nella scelta del mio menù un giusto equilibrio tra i prodotti del Palagiaccio e gli ingredienti della cucina cinese.
Spero di riuscire a deliziarvi con il mio menu’: Polpette “Testa di Leone” e Pere al vapore.

Vi auguro buon appetito e tanta salute.

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Schiacciatine croccanti ai semi di Sesamo

ECCOMI QUA, di nuovo sul blog dopo molto tempo. 
Ormai pubblico di rado, ma non per pigrizia, semplicemente perché ho deciso di scrivere soltanto quando una ricetta mi racconta qualcosa, mi suscita emozioni e soprattutto quando è stata cucinata pensando a qualcuno.
Insomma come le chiamo io, quelle ricette che hanno come ingrediente principale l’amore.
Vi sembrerà strano che delle banali schiacciatine croccanti possano racchiudere tutto ciò, ma pensate a quanta magia c’è dietro ad un semplice impasto di acqua e farina, capace di generare un lievito e poi uno dei beni più preziosi … il PANE.
IL PANE con le sue mille sfaccettature, trasformista a tutto tondo, sensibile ai cambiamenti climatici e a quegli umorali di chi lo prepara.
Dolce, salato, croccante, morbido, arricchito con ciò che più ci piace e mai uguale.
Un giorno classico, l’altro addirittura esotico in base a quell’ingrediente che ci vai ad incorporare.
Un rito la sua preparazione fatta di movimenti lenti e mai frettolosi, fatta di paziente attesa, ripagata poi da ciò che andrai ad assaporare, già ti premia in cottura con il suo profumo .
Poco occorre alla sua preparazione se non delle mani, come un artista che dà forma alla sua argilla.

Un giorno per caso, ma adesso so che il caso non esiste, ho incontrato una persona che assomiglia molto ad una farina 100% integrale (decisamente difficile da impastare), ma che è stato per me PANE, nutrimento di quella parte di noi che smettiamo troppo spesso di alimentare … l’inconscio.
Se vi dovessi dire che sono riuscita a fare questo pane, vi direi una bugia, infatti per adesso ci limitiamo a sperimentare, provare ed assaporare nuovi sapori che la vita ci offre ogni giorno e ai quali spesso siamo cechi, ma credo che il bello di questo cucinare sia proprio questo … scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo, capace di arricchire il nostro sapere.
E quando il processo di lavorazione arricchisce sia il fornaio che la farina … non ha niente di sbagliato.

Quindi … a quella cosa semplicissima ma al tempo stesso complicata, l’impasto di acqua e farina!

 

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Ad ognuno il suo “CANTUCCIO”

I Cantucci o Biscotti di Prato, sono una dei maggiori vanti della cucina Toscana.
Un tipico dessert da accompagnare solitamente al Vin Santo, vino liquoroso tipico del territorio.
Dal 2015 è diventato prodotto IGP.

L’ Accademia della crusca nel 1691 ne diede tale definizione: “Biscotto a fette, di fior di farina, con zucchero e chiara d’uovo.”
La prima ricetta documentata, fu presentata nell’archivio storico di Prato tramite un manoscritto di Amadio Baldanzi nel XVIII secolo.
Nel XIX secolo, Antonio Mattei pasticcere di Prato, mise appunto una ricetta diventata poi classica, con la quale ricevette numerosi premi sia in Italia che all’estero.
La Bottega di Mattonella, nome popolare del biscottificio, esiste ancora oggi nel centro storico di Prato, ed è considerata la depositaria della tradizione dei Cantucci.
I biscotti si ottengono tagliando in diagonale dei filoni di impasto dopo la loro cottura, la sua superficie d’orata, contiene all’interno dell’impasto, solitamente mandorle intere sgusciate, ma non pelate.
Il loro nome deriva da “canto” cioè angolo, o da “cantellus” in latino, pezzo di fetta di pane.
L’impasto è composto da farina, zucchero, burro, uova e mandorle, ma si possono sostituire certi ingredienti alleggerendo un po l’impasto, utilizzando al posto dello zucchero il miele e al posto del burro dell’olio di oliva.

Oggi ho deciso di proporvi una variante alla versione classica; ho sostituito le mandorle con dell’uva passa nell’impasto, per rendere il biscotto più morbido e dolce.

Nel vocabolario italiano, la parola “Cantuccio” significa angolo interno e riposto, riparato ( di una stanza, un mobile, un cassetto, ecc.).
Ed è anche quell’angolo dove potersi riparare o nascondere, dove sentirsi protetti e al sicuro.
Un biscotto fatto di ingredienti semplici, ma di grande valore.
Forte all’esterno, ma capace di accogliere al suo interno una varietà di ingredienti che lo arricchiscono, (mandorle, cioccolato, uva passa, pistacchio, ecc.).
Raggiunge la sua massima morbidezza quando viene inzuppato in un vino dolce e liquoroso, un vino da meditazione che è in grado di esaltarne le sue potenzialità.
E’ un biscotto da amare, confortevole, su cui puoi sempre contare, versatile, eclettico, utilizzabile in molte preparazioni sia dolci che salate.

IO ho trovato il mio “Cantuccio” tra le braccia di un uomo che ha molte cose in comune con questo biscotto.

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Gnocchi di Zucca e Patate

Eccomi tornare dopo una lunga assenza a scrivere nuovamente sul blog e a condividere con Voi le mie ricette.
Oggi qui i Toscana fa decisamente freddo e sui monti vicini c’è una fitta neve.
Questa mattina giornata di pulizie e scendendo in cantina per controllare la dispensa, li sola soletta, riposta su uno scaffale, c’era lei … la zucca mantovana.
Ultima rimasta del raccolto autunnale e pronta ad essere trasformata in un primo piatto decisamente della Domenica.

Viste le sue dimensioni non eccessive ho deciso di unirla a delle patate e di realizzare per la mia famiglia, degli gnocchi di zucca e patate.

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Confettura di Giuggiole

Sciogliersi in brodo di giuggiole!

Quante volte avrete sentito o addirittura pronunciato questa frase, derivante dal famoso liquore conosciuto come brodo di giuggiole.
Questo succo è infatti talmente pieno e dolce da aver dato origine al modo di dire che tutti conosciamo “sciogliersi in brodo di giuggiole”, ovvero essere in una situazione di piacere e gioia, una specie di pace dei sensi!
Le giuggiole sono una bontà tipica autunnale, un frutto molto zuccherino che si presta perfettamente alla realizzazione di una CONFETTURA.
La confettura di giuggiole è un composto spalmabile molto melato e gustoso, adatto per la prima colazione, ideale per farcire crostate e altri dolci secchi.
Si abbina perfettamente anche a formaggi freschi o poco stagionati. Continue reading “Confettura di Giuggiole”

Vellutata di Melanzane di Rotonda

Bentornato Autunno!
la natura inizia ad imbiondire, le mattine si fanno umide e i pomeriggi pigri, i passi hanno il rumore delle foglie cadute e delle prime piogge.
Nostalgico e odoroso l’autunno, la stagione per me più dolce dell’anno, con la sua mitezza lentamente ci congeda dall’estate, offrendoci nuovi frutti da cucinare adagio.
A mio avviso ogni cambio di stagione che si rispetti deve essere festeggiato anche a tavola e per dare il benvenuto a questo nuovo autunno ho pensato di preparare qualcosa che ne rispecchiasse le sfumature cucinando un piatto con la Melanzana di Rotonda, particolare nella sua forma e colore, nel suo sapore leggermente piccante, al suo interno una polpa carnosa con un profumo intenso e fruttato che ha sentori di fico d’india.
Prodotto Slow Food che ha ottenuto la D.O.P. e che questa sera fa da padrona nella mia cucina sotto forma di una calda e avvolgente Vellutata.

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Pane Integrale

“I due odori più buoni e più santi sono quelli del pane caldo e della terra bagnata dalla pioggia.”
[Ardengo Soffici]

Oggi riparto proprio da questi odori per ricominciare a scrivere sul Blog, il pane è stato uno dei miei primi amori in cucina e il primo amore si sa … NON SI SCORDA MAI!

Approfittando di una giornata piovosa e dei primi segni di un autunno quasi alle porte, ho pensato di preparare un pane che si presta molto a questa stagione, una farina 100% integrale, macinata ancora a pietra, in un vecchio mulino della mia vallata.
dopo il caldo incessante di questi mesi estivi che mi ha portato a rallentare molto la panificazione, la mia cucina riprende vita con il profumo inconfondibile del pane, il mio cuore magicamente si rasserena, trova pace e tutto torna ai suoi ritmi, lenti, pazienti, di chi sa aspettare.

Spesso mi viene chiesto un pane semplice, magari con lievito di birra perché non tutti hanno del lievito madre, ma sopratutto che non sia da impastare mille volte e che non abbia tante “pieghe”, le temute pieghe del pane che mi fanno sorridere quando mi scrivete.
Ecco, cari i miei lettori, il pane più semplice del mondo senza pieghe, un pane che … si stira da solo!

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Crema di zucchine e basilico con gamberi e burrata

Siamo a metà Luglio e il mio orto pullula di zucchine, dopo averle grigliate, fatte ripiene, messe sottolio ecc.. ecc…, ho deciso di farne un primo piatto un po insolito, decisamente accattivante e dai sapori estivi.
Una crema da servire anche fredda, che potete preparare con largo anticipo, magari la mattina, per poi gustarla tranquillamente la sera a cena.
I miei commensali hanno gradito molto e mio figlio in questo modo ha mangiato le zucchine chiedendo addirittura il bis!
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Carciofi alla napoletana

Il Carciofo è un fiore da regalare sempre!
Il carciofo non è un frutto, ne un tubero, ne tantomeno una radice, ma un fiore ancora in boccio della famiglia delle composite.
La pianta del carciofo è sensibile al freddo e viene coltivata nel bacino del mediterraneo.
Se lo si lascia crescere senza reciderlo prima per scopi culinari, il carciofo diventa un grosso fiore dal colore violaceo.
Ciò che distingue i diversi tipi di carciofo sono le spine che possono essere presenti o meno e il colore che può essere verde tendente al grigio o violetto.
Fu importato dall’oriente in Sicilia, poi in Francia ed in fine in Inghilterra.
L’intrinseco gusto amarognolo e leggermente aspro lo rende una verdura decisamente particolare ed unica.
Già gli antichi Egizi e i Romani ne apprezzavano le qualità e lo consideravano un cibo particolarmente pregiato.
Nel rinascimento era diventato il cibo dei nobili.
Caterina de’Medici che ne era particolarmente ghiotta, ne introdusse la coltivazione alla corte del Re di Francia: Luigi XIV ne andava letteralmente pazzo.
Nella prima metà dell’ 800 il carciofo inizia ad essere diffuso e quindi anche molto apprezzato dai ceti popolari.
Pellegrino Artusi riporta innumerevoli ricette con i carciofi: Fritti, con la mentuccia, ripieni all’Artusi, pasticcio con piselli, ripieni di carne, omelette ed in salsa.
L’Italia ne detiene il primato di produzione con oltre 474mila tonnellate l’anno.
Il carciofo contiene principalmente la cinarina sostanza che stimola la produzione di bile e ne facilità il suo deflusso verso l’intestino.
Ricco di acido folico e di fibre, ha effetti diuretici e depurativi.
Una volta cotto deve essere consumato in breve tempo, altrimenti crudo può essere conservato in frigo fino a 10 giorni.

Oggi vi propongo una delle mie versioni preferite  … Carciofi alla napoletana ovvero: E mammarelle ‘mbuttunate!

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